"Poi chiedo: « Quando ci possiamo rivedere? »
Resta immobile a fissare l’asfalto prima di alzare lo sguardo verso di me.
Le sue pupille stanno danzando una danza irrequieta, mi sembra che le tremino le labbra. Poi mi pone un quesito sul quale sarei tornato a rimuginare molto in seguito.
Mi dice: « Quanto puoi aspettare? »
Cosa avrei dovuto rispondere a quella domanda, Georg? Forse era un trabocc...hetto.
Se avessi risposto « due o tre giorni », mi sarei dimostrato troppo impaziente.
E se avessi risposto « tutta la vita », avrebbe solamente creduto o che non mi piacesse sul serio, o più semplicemente che io non fossi serio.
Dunque dovevo trovare una via di mezzo.
Dissi: « Posso aspettare fino a quando il cuore non sanguinerà per il dolore»
Sorrise incerta. Passò un dito sulle mie labbra.
Poi disse: « E quanto tempo è? »
Scossi la testa sconsolato e scelsi di dire esattamente come stavano le cose.
« Forse solo cinque minuti », risposi."
Jostein Gaarder
domenica 11 marzo 2012
domenica 26 febbraio 2012
Generazione di psicologi!
Gli psicologi del nuovo millennio... chi sono? Cosa fanno? In Italia ci sono 70.000 psicologi, in Europa sono 210.000, non occorre essere geni nei calcoli per sapere che un terzo degli psicologi è in Italia! E mentre le nuove generazioni di psicologi sono nella peggiore situazione possibile per poter operare come meriterebbero, paradossalmente l'esigenza di psicologia aumenta a dismisura nella nostra società senza che questo diventi un' ovvia e cosciente domanda.
Intanto si continuano a sfornare professionisti con il lettino nella testa e il poster di Freud, con l'illusione di un lavoro privato che vengono spodestate da figure improvvisate, quali counselor, life coach ecc ecc...(perché infondo siamo tutti un po' psicologi ...non ce lo sentiamo dire in continuazione?) e forse sì, è un po' colpa nostra...catapultati fuori da università che non ci preparano al mercato del lavoro e ci lasciano in balia di una confusione di identità: cosa possiamo fare? Dove possiamo operare? Come promuoverci?
Ovviamente ci sono colleghi che ce la fanno, caspita altrimenti saremmo l'emblema del pessimismo cosmico leopardiano, ma si ritrovano ad esercitare spesso in solitudine in ruoli inadeguati e mal pagati, ci si ritrova senza accorgersene a ricoprire il ruolo dell'educatore, mentre l'educatore svolge colloqui e supporto di gruppo e individuali (???).
La figura dello psicologo va rivalutata, non è un dispensatore di buoni consigli o un fenomeno dei salotti mediatici che dispendia "pillole di saggezza" per non ritrovarci ancora una volta a pensare "sognavo di essere Freud....mi sono svegliata Willy il Coyote"
Intanto si continuano a sfornare professionisti con il lettino nella testa e il poster di Freud, con l'illusione di un lavoro privato che vengono spodestate da figure improvvisate, quali counselor, life coach ecc ecc...(perché infondo siamo tutti un po' psicologi ...non ce lo sentiamo dire in continuazione?) e forse sì, è un po' colpa nostra...catapultati fuori da università che non ci preparano al mercato del lavoro e ci lasciano in balia di una confusione di identità: cosa possiamo fare? Dove possiamo operare? Come promuoverci?
Ovviamente ci sono colleghi che ce la fanno, caspita altrimenti saremmo l'emblema del pessimismo cosmico leopardiano, ma si ritrovano ad esercitare spesso in solitudine in ruoli inadeguati e mal pagati, ci si ritrova senza accorgersene a ricoprire il ruolo dell'educatore, mentre l'educatore svolge colloqui e supporto di gruppo e individuali (???).
La figura dello psicologo va rivalutata, non è un dispensatore di buoni consigli o un fenomeno dei salotti mediatici che dispendia "pillole di saggezza" per non ritrovarci ancora una volta a pensare "sognavo di essere Freud....mi sono svegliata Willy il Coyote"
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